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Fino a quando il ‘verde’ sarà considerato un ‘servizio’ non saremo in grado di fare un salto di qualità. E’ necessario spostare l’attenzione dal come e dal cosa al perché. E’ necessario cominciare a parlare di piante, alberi, mondo vegetale come di qualcosa di intrinsecamente connesso alla natura dell’uomo e in quanto tale non sostituibile con nulla, qualcosa di irrinunciabile, ‘geneticamente’ connesso alla nostra specie, al nostro essere biologico e culturale. Per la maggior parte della nostra evoluzione il nostro ambiente è stato quello delle foreste, si può affermare che più dei 9/10 della vita dell’Homo Sapiens sia trascorsa con una connessione più che intima con i boschi e le praterie, con quello che oggi chiamiamo ‘la natura’.
Molta parte del senso di ‘spaesamento’ tipico dei nostri tempi deriva dall’abbandono pressoché completo del mondo naturale a totale vantaggio di quello artificiale. In questo panorama, il ‘verde’ assume un’importanza ben diversa che non quella di un semplice ‘servizio’. Si carica di significati che affondano le proprie radici nella nostra evoluzione di specie umana e ci offre al contempo una possibilità di soluzione concreta agli inquinamenti e ai problemi peculiari della modernità e postmodernità.
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